Neoclassicismo a Milano, al via la mostra “Eterno e visione” alle Gallerie d’Italia


Neoclassicismo a Milano: la mostra Eterno e Visione alle Gallerie d’Italia
Dal 28 novembre 2025 al 6 aprile 2026, le Gallerie d’Italia di Milano, museo di Intesa Sanpaolo, ospitano la mostra “Eterno e Visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo”. Curata da Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca, l’esposizione mette in dialogo oltre cento opere provenienti da musei italiani e internazionali, con protagonisti come Antonio Canova, Giuseppe Bossi e Andrea Appiani.
La mostra non è isolata: a pochi passi, nelle sale di Palazzo Reale, è in corso un’altra esposizione dedicata ad Andrea Appiani, fino all’11 gennaio 2026. Le due iniziative si integrano, offrendo al pubblico un percorso unico tra pittura, scultura e arti decorative dell’età napoleonica. È un esempio concreto di come le banche, insieme alle istituzioni civiche, diventino motori culturali capaci di valorizzare il patrimonio e stimolare la partecipazione.
Il Neoclassicismo a Milano e il periodo napoleonico in Italia (1796–1814)
Il Neoclassicismo fu una corrente artistica e culturale che, tra la seconda metà del XVIII secolo e l’inizio del XIX, riportò al centro il modello dell’antico, inteso come ideale di bellezza e armonia. In Italia, il movimento trovò terreno fertile durante il periodo napoleonico (1796–1814), quando la discesa di Napoleone nella penisola e la nascita della Repubblica Italiana prima e del Regno d’Italia poi trasformarono Milano e Roma in capitali culturali.
- Roma rimase custode della tradizione classica, attrattiva per artisti europei.
- Milano, capitale politica sotto Napoleone, divenne laboratorio della modernità, con l’Accademia di Brera e un vivace mondo editoriale e manifatturiero. In questo contesto operarono figure come Antonio Canova (1757-1822), Giuseppe Bossi (1777-1815) e Andrea Appiani (1754-1817), che contribuirono a definire l’immagine di un’Italia moderna, erede dell’antico e protagonista della nuova Europa delle arti.
Le opere esposte: il Cavallo di Canova e il Foro Bonaparte
Tra i capolavori presentati nella mostra spicca il monumentale Cavallo Colossale di Antonio Canova, restaurato da Intesa Sanpaolo e oggi esposto come simbolo della grandezza neoclassica. L’opera, concepita come parte di un progetto celebrativo, testimonia la tensione verso l’antico e la capacità di Canova di tradurre in forme moderne la potenza della scultura classica.
Accanto alle sculture, la mostra propone le immagini del Foro Bonaparte elaborate da Giovanni Antonio Antolini nel 1805. Il progetto, mai realizzato, prevedeva la trasformazione dell’area attorno al Castello Sforzesco in un grande spazio urbano monumentale, con edifici dedicati alle istituzioni civiche e culturali.
Tra questi era previsto anche un palazzo per la Borsa, che non vide mai la luce in quella sede: la Borsa fu invece inaugurata nel 1808 al Monte di Pietà (nell’omonima via, vicino a via Montenapoleone) e poco dopo trasferita al Palazzo dei Giureconsulti, dove rimase fino alla costruzione della sede definitiva di Piazza Affari nel Novecento.




Dettagli del progetto di Giovanni Antonio Antolini per il mai realizzato Foro Bonaparte di Milano: facciata, spaccato e retro del palazzo della Borsa
Oltre a queste opere, l’esposizione raccoglie un vasto corpus di dipinti, marmi, disegni e incisioni:
- Giuseppe Bossi con il celebre Napoleone appoggiato al globo (1806).
- Andrea Appiani con ritratti e affreschi preparatori che lo consacrano come pittore ufficiale dell’età napoleonica.
- Disegni e incisioni provenienti da istituzioni come la Bibliothèque nationale de France, la Biblioteca Ambrosiana, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, l’Accademia di Belle Arti di Carrara, la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, il Palazzo Reale di Milano e il Castello Sforzesco.
- Arti decorative e manifatture che mostrano come il gusto dell’antico permeasse anche gli oggetti quotidiani.
Questi materiali esposti – dal Cavallo di Canova alle tavole del Foro Bonaparte – raccontano la Milano napoleonica come città laboratorio, sospesa tra grandi visioni urbanistiche e realizzazioni concrete che segneranno la sua identità economica e culturale.


Gli Onori d’Italia e l’incoronazione di Napoleone (1805)
Tra i capolavori esposti alle Gallerie d’Italia nell’ambito della mostra sul Neoclassicismo a Milano in età napoleonica spiccano gli Onori d’Italia, ovvero il mantello, la corona, lo scettro e gli oggetti cerimoniali utilizzati per l’incoronazione di Napoleone a re d’Italia nel Duomo di Milano, il 26 maggio 1805.
Restaurati da Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto Restituzioni, questi manufatti non sono semplici reliquie storiche: rappresentano il simbolo di un’Italia che, tra fine Settecento e inizio Ottocento, cercava di definire una nuova identità nazionale attraverso l’arte e la politica.
Intesa Sanpaolo e la Cultura come investimento sociale
Intesa Sanpaolo, attraverso il progetto museale Gallerie d’Italia, conferma il proprio impegno nella promozione culturale. La banca non si limita a custodire collezioni, ma le mette a disposizione del pubblico, sostenendo restauri eccezionali e collaborando con istituzioni internazionali.
In occasione dell’apertura di “Eterno e Visione”, Laurent Ferri della Bibliothèque Nationale de France e l’assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi, hanno sottolineato come Intesa agisca positivamente nella cultura “come un ente pubblico”, ribadendo il valore sociale del suo operato e la capacità di contribuire al bene comune.
Questa visione si inserisce in un quadro più ampio: le banche italiane, insieme alle fondazioni bancarie, sono oggi tra i principali attori nella diffusione della cultura, con iniziative che spaziano dall’arte alla musica, dall’educazione finanziaria alla valorizzazione dei territori.
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