Società Benefit 2025: una moda o un modello che funziona davvero?

Società Benefit

Le Società Benefit rappresentano una delle innovazioni più rilevanti nel panorama imprenditoriale italiano ed europeo. Introdotte nel nostro ordinamento nel 2016, queste imprese si impegnano a perseguire, accanto al profitto, una o più finalità di beneficio comune.

La domanda che molti si pongono è se si tratti di un modello realmente efficace o di una strategia di marketing etico. La nuova Ricerca Nazionale 2025 condotta da Nativa, Intesa Sanpaolo, Università di Padova, InfoCamere e Assobenefit, presentata a Milano, insieme ad altri studi recenti offre una risposta articolata.

Cosa sono le Società Benefit

Secondo la legge italiana (L. 208/2015), una Società Benefit deve:

  • inserire nello statuto almeno una finalità di beneficio comune,
  • bilanciare l’interesse dei soci con quello degli stakeholder,
  • rendicontare annualmente l’impatto generato su persone, comunità e ambiente.

In sostanza, si tratta di imprese che assumono un obbligo giuridico e operativo verso la sostenibilità, andando oltre la semplice responsabilità sociale d’impresa. Questo modello si ispira alle Benefit Corporations statunitensi, diffuse in oltre 35 Stati USA.

I numeri della Ricerca 2025

La ricerca condotta da Nativa, Intesa Sanpaolo, Università di Padova, InfoCamere e Assobenefit mostra una crescita significativa:

  • 5.309 Società Benefit al 30 settembre 2025 (+22% rispetto al 2024).
  • Valore della produzione: 67,8 miliardi di euro.
  • Il 20% investe oltre il 5% del fatturato in iniziative sociali e ambientali (vs 6% delle imprese tradizionali).
  • Il 48% integra valutazioni d’impatto ambientale e sociale in tutti i processi decisionali (vs 23% delle non-benefit).
  • Il 76% registra maggiore soddisfazione dei dipendenti, con senso di appartenenza e miglioramento del clima aziendale.

L’evoluzione delle Società Benefit

Dal 2016, anno di introduzione della normativa sulle Società Benefit, il numero di imprese è cresciuto in modo esponenziale: da poche decine iniziali a 177 nel 2017, oltre 4.500 nel 2024 e 5.309 al settembre 2025, con un valore della produzione di 67,8 miliardi di euro.

La Ricerca Nazionale 2025 conferma quindi un’espansione continua e significativa delle Società Benefit in Italia.

Anno
Numero di Società Benefit
Note principali
2016
Prime registrazioni
Introduzione normativa (L. 208/2015), entrata in vigore; prime aziende adottano lo status Benefit
2017
177
Avvio ufficiale del modello in Italia
2020
~1.000
Accelerazione iniziale della crescita
2022
>2.500
Forte concentrazione nei settori servizi e manifattura
2024
>4.500
Espansione significativa su scala nazionale
2025
5.309
Dato al 30 settembre (+22% rispetto al 2024); valore della produzione pari a 67,8 miliardi €

Questa crescita dimostra che il modello Benefit non è rimasto marginale, ma si è consolidato come nuovo baricentro dell’impresa sostenibile italiana, capace di integrare obiettivi economici e impatti sociali e ambientali.

Società Benefit: moda o sostanza?

I dati della Ricerca Nazionale 2025 sembrano mostrare che il modello non è solo “marketing etico”:

  • le finalità statutarie trovano riscontro nelle Relazioni di Impatto, con l’85% delle azioni censite che raggiunge gli obiettivi prefissati;
  • i benefici concreti riguardano posizionamento sul mercato, relazioni con la comunità locale e clima interno;
  • la principale barriera è il coinvolgimento della catena dei fornitori, verso la quale solo il 22% delle Società Benefit adotta criteri rigorosi di sostenibilità.

Un report dell’Università di Bologna e InfoCamere evidenzia inoltre che la governance delle Società Benefit italiane è ancora in fase di transizione: il potere è concentrato nei vertici, hanno poca rappresentanza di genere (solo il 10% delle Società Benefit adotta politiche strutturate di rappresentanza femminile) e un’integrazione incompleta degli indicatori ESG (solo il 56% delle società benefit ha adottato un codice etico).

Cresce però la partecipazione dei dipendenti e l’adozione di codici etici, segno di un modello in evoluzione che necessita di rafforzare inclusività e sostenibilità per consolidarsi.

Il quadro europeo e globale

Secondo il Sole 24 Ore, la Commissione Europea sta valutando l’armonizzazione delle forme ibride come le Società Benefit, riconoscendo il loro ruolo nel ridurre le esternalità negative e generare valore sociale.

A livello globale, le Benefit Corporations sono ormai diffuse in USA, Canada, Sud America ed Europa, con un movimento che si intreccia con quello delle B Corp certificate. Queste ultime hanno ottenuto una certificazione volontaria internazionale rilasciata da B Lab, un ente USA no profit che attesta elevati standard di impatto sociale, impatto ambientale, trasparenza, governance responsabile e responsabilità verso gli stakeholder.

Secondo la Ricerca 2025 e altri studi internazionali, le Società Benefit non appaiono quindi come un semplice “trucco reputazionale”: il modello sembra funzionare, anche se richiede coerenza e strumenti di supporto (vantaggi fiscali, premialità nei bandi pubblici) per consolidarsi.

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