INTERVISTA ESCLUSIVA a Michael Bonesteel: “Così ho cambiato la visione di Henry Darger”

Michael Bonesteel

Intervista esclusiva a Michael Bonesteel su Henry Darger

In occasione dell’uscita del primo libro italiano dedicato a Henry Darger sono orgoglioso di pubblicare un’intervista esclusiva a Michael Bonesteel, uno dei massimi studiosi viventi dell’opera dell’artista statunitense Henry Darger (1892-1973), autore, tra le altre sue pubblicazioni critiche, di uno dei testi fondamentali per comprenderlo (1).

La copertina del libro di Michael Bonesteel “Henry Darger – Arte and Selected Writings”

Con il suo lavoro Bonesteel ha spostato l’attenzione della critica dalle opere grafiche di Darger, che tanto hanno catturato l’immaginazione del pubblico e degli addetti ai lavori, ai suoi scritti, contribuendo inoltre in modo sostanziale ad eliminare le speculazioni sulle sue presunte e pericolose malattie mentali o su possibili tendenze omosessuali.

Dalla scoperta dei suoi scritti (principalmente l’inedito romanzo-fiume fantastico di oltre 15.000 pagine In the Realms of the Unreal) e delle sue circa 350 opere grafiche realizzate a corredo e illustrazione del romanzo, sono infatti state quest’ultime, nei decenni passati, a catturare l’attenzione generale. Ciò sia grazie alle numerose mostre organizzate in giro per il mondo a partire da metà degli anni ‘70, sia per la qualità e i contenuti delle opere stesse, bellissime, fantastiche e spesso morbose e disturbanti.

Romanzo e opere grafiche narrano in modo crudo e privo di filtri la storia di un mondo fantastico in cui bambini schiavizzati e maltrattati nei più crudeli dei modi si ribellano, si organizzano in eserciti e combattono contro i demoniaci Glandeliniani, aiutati in questo da giganteschi draghi-serpenti.

In un certo senso, Bonesteel ha quindi riportato l’opera di Darger sotto i riflettori ridimensionando il contesto in cui è stata creata: qualcosa di molto vicino all’intento di Jean Dubuffet, l’artista francese che nel 1946 ha teorizzato l’Art Brut, oggi anche definita Outsider Art. Un’arte prodotta spesso da persone disagiate ma che Dubuffet considerava semplicemente arte e non “arte dei folli”, come si usava definirla qualche decennio fa.

Era quindi non solo inevitabile ma necessario incontrare Michael Bonesteel nel cammino che ho intrapreso verso la conoscenza e la comprensione dell’opera di Henry Darger.

D: Sei d’accordo con chi ti riconosce il merito di aver riportato l’attenzione sull’opera di Darger, in particolare sugli scritti, al di là del contesto in cui l’artista l’ha realizzata?

La mia attenzione si è sempre concentrata sull’opera di Darger, in particolare su quella scritta. Se ho un obiettivo, è quello di dimostrare in che misura la narrazione scritta del romanzo “Realms” illumini (e in alcuni casi offuschi) il significato dell’arte visiva.

Ciò non mi ha impedito di formulare ipotesi sul suo carattere e sulle sue motivazioni, ma mentre uno studioso come John MacGregor ha connesso congetture psicoanalitiche con la violenza fittizia di Darger per suggerire che “avrebbe potuto essere l’assassino di Elsie Paroubek” (2), io ho interpretato la violenza fittizia di Darger come una metafora della sua rabbia personale e divorante contro gli adulti autoritari e gli adolescenti più grandi che lo bullizzavano da bambino.
La teoria di Jim Elledge sull’omosessualità di Darger è convincente, ma non ci sono prove conclusive che lui e il suo “amico speciale” William Schloeder siano mai stati amanti.

Quando Darger scrive in Further Adventures in Chicago [il seguito del romanzo, NdR] che “io, lo scrittore, conoscevo un bel po’ di ragazzi che avrebbero dato qualsiasi cosa per essere nati femmina, mentre molte ragazze desideravano essere nate maschio”, probabilmente alludeva a conoscenti omosessuali e forse anche a se stesso, ma ciò non costituisce una prova definitiva della sua omosessualità. Se Darger era gay, e si tratta certamente di un’ipotesi plausibile, sospetto che non avesse fatto coming out.

La scoperta dell’opera di Darger e le prime emozioni

D: Come hai conosciuto Darger? Quali emozioni ti ha suscitato la sua opera e cosa ti ha spinto a studiarla?

Lavoravo in un museo d’arte e mi sono imbattuto nel catalogo della mostra di Darger del 1977 all’Hyde Park Art Center di Chicago. Sono rimasto affascinato dalle riproduzioni sia delle sue immagini sia delle pagine dattiloscritte tratte da In the Realms of the Unreal. Il suo lavoro mi ricordava in qualche modo quello di William Blake, ma non riuscivo a comprenderlo appieno e da allora ho cercato di decifrare l’enigma della sua fenomenologia.

Copertina del catalogo della prima mostra dedicata alle opere di Henry Darger (1977, a cura di CL Morrison)

D: Qual è stato il tuo approccio allo studio dell’opera di Darger? Hai seguito un percorso particolare? Questo approccio è cambiato nel corso degli anni?

Il mio approccio è personale e non seguo un percorso predefinito. Ho una reazione istintiva e poi cerco di tradurla in parole. Dopodiché, faccio delle ricerche per vedere come altri hanno reagito e le valuto, per poi eventualmente integrare queste interpretazioni nella mia valutazione. Approfondendo negli anni l’opera di Darger, sono rimasto affascinato dalla sua appropriazione di materiale visivo e testuale altrui e dai modi in cui lo ha riconfigurato, ricontestualizzato e trasformato secondo la sua visione.

Gli sviluppi recenti della ricerca e le collaborazioni artistiche

D: Come si sono sviluppati gli studi su Darger negli ultimi decenni e quali sono le attuali aree di ricerca?

Negli ultimi anni, Mary Trent e Leisa Rundquist hanno dato un contributo significativo agli studi su Darger. Qualche mese fa, ho letto una traduzione dell’eccellente studio di Xavier Mauméjean, Henry Darger: Dans Les Royaumes de L’Irréel (2020). E naturalmente, spero di leggere una traduzione della tua prossima monografia (3). In generale, però, non sono un accademico di professione né un assiduo seguace degli studi su Darger, per quanto limitati.

D: Nelle scorse settimane, a New York è stata rappresentata la pièce teatrale Bughouse, ispirata all’opera e alla vita di Darger e tu hai collaborato alla realizzazione dello spettacolo: puoi raccontarci come è nata e come si è sviluppata questa collaborazione?

La regista teatrale Martha Clarke mi ha contattato nel 2016 o 2017 chiedendomi se fossi disponibile a collaborare con lei come consulente storico al suo progetto, uno spettacolo multimediale basato sull’arte e sulla vita di Henry Darger.
Ho contribuito con estratti significativi da The History of My Life [l’autobiografia di Henry darger, NdR], da In the Realms of the Unreal e da Further Adventures in Chicago”, ma anche dai suoi diari, dai diari meteorologici e da quaderni di appunti, condividendo inoltre immagini importanti delle sue opere grafiche.

D: Hai collaborato ad altri eventi che hanno coinvolto il lavoro di Darger?

Oltre alle lezioni e alle tavole rotonde tenute nel corso degli anni, ho condiviso alcune delle mie risorse con Jessica Yu per il suo fantastico documentario su Darger e ho partecipato al film di Mark Stokes su Darger, Revolutions of the Night.

D: Stai ancora lavorando su Darger con studi o analisi specifici?

Per via della causa in corso relativa ai diritti d’autore di Darger, non posso commentare la questione.

[Nel 2023 gli eredi di Henry Darger hanno fatto causa a Kiyoko Lerner, moglie dello scopritore di Henry Darger, Nathan Lerner, per i diritti sull’opera di Darger. Dagli anni ’70 ad oggi i Lerner hanno gestito e promosso l’opera di Darger, NdR]

Il romanzo monumentale e il rapporto con le opere grafiche

D: A tuo parere, cosa rende speciale il grande romanzo inedito a cui Darger ha dedicato diversi decenni della sua vita, In the Realms of the Unreal? Verrà mai pubblicato integralmente?

Dubito che un editore si degnerebbe di pubblicare mai, anche in più volumi, un romanzo di 15.000 pagine. Una versione ridotta potrebbe essere utile. Per ora, la maggior parte dell’opera è consultabile su microfilm presso Intuit a Chicago.
L’American Folk Art Museum di New York ha inoltre digitalizzato tutto il materiale scritto da Darger e ha promesso di renderlo disponibile al pubblico.
Credo che dovremmo approfondire la conoscenza del romanzo Realms, perché le opere d’arte di Darger, pur straordinarie, misteriose e di gran lunga più conosciute, sono basate su di esso. Come ho già detto, per comprendere l’arte dobbiamo comprendere il romanzo.

D: Qual è il rapporto tra il romanzo e il suo seguito Further Adventures in Chicago?

The Realms è ambientato su un pianeta immaginario che funge da luna per la Terra che gli orbita intorno, mentre Further Adventures in Chicago è ambientato proprio a Chicago, sulla Terra.
Sebbene entrambi i romanzi abbiano come protagonisti le Vivian Girls e il fratello Penrod, le narrazioni sono piuttosto diverse.
Nel primo, i personaggi sono immersi in una guerra apocalittica, scandita da incendi e inondazioni, che li sballotta dalla camera da letto al campo di battaglia fino alle caverne sotterranee. Si tratta di una vasta e (per usare un aggettivo caro a Darger) erculea cronaca di eventi apparentemente interminabili. Further Adventures, invece, è ambientato a Chicago e ha un ambito molto più ristretto, che comprende, tra le altre cose, l’infestazione soprannaturale di una cosiddetta “crazy house” e il rapimento e la violenza sessuale di una delle sorelle Vivian.
Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, Further Adventures introduce una sessualità esplicita, assente in The Realms. In termini di cronologia, Further Adventures potrebbe essere ambientato in un momento precedente alla conclusione degli eventi di The Realms, ma la linea temporale è vaga.

D: Qual è il vero rapporto tra le opere grafiche e il romanzo? Ad esempio, nel 2009 i curatori del Museum of Everything di Londra hanno affermato di aver ricostruito la sequenza delle opere grafiche in relazione al testo.

Ho sempre pensato che l’arte visiva di Darger della fase intermedia e finale della sua carriera, gran parte della quale realizzata dopo aver terminato la stesura del romanzo The Realms, fosse più un’improvvisazione creativa sul mondo che aveva inventato nel suo romanzo, e non (tranne in rarissimi casi) una fedele rappresentazione di quel mondo.
Nelle sue opere mature, passando da una composizione all’altra, Darger sembrava affascinato dalla creazione di variazioni su un tema, mantenendo elementi simili, scartandone altri e aggiungendone di nuovi.
Il collezionista d’arte e gallerista britannico James Brett ha sostenuto che esiste un continuum narrativo che attraversa gran parte dell’arte visiva di Darger. Ed è vero che diverse “serie” compositive riflettono una continuità narrativa e visiva da un’opera all’altra; tuttavia questo non sembra essere il caso per la maggior parte dell’arte visiva di Darger.
Alcuni anni fa, utilizzando le informazioni visive esistenti sui frammenti di composizioni rimasti, ritagliati dal dorso superstite di uno dei tre epici album d’arte di Darger, Valérie Rousseau, curatrice senior dell’American Folk Art Museum, è riuscita a identificare le “pagine” originali di quell’album e a riprodurne un facsimile. Dopo aver studiato i risultati, ha concluso che non esistea alcuna connessione cronologica tra una composizione e l’altra all’interno di quell’album.

Darger tra Art Brut, Outsider Art e i principali studiosi

D: Art Brut, Outsider Art e altre definizioni: secondo te, Darger rientra pienamente in una o più di queste categorie, oppure rimane all’interno di un campo artistico sfuggente e indefinito?

Un quarto di secolo fa scrissi nel mio libro qualcosa del tipo che non si trattava di stabilire se Darger fosse un artista outsider, ma piuttosto se tale (o qualsiasi altra) categoria potesse davvero contenere la natura monumentale e multiforme della sua opera. Mi chiesi persino se il suo corpus di opere potesse essere definito “arte” o “letteratura” in senso convenzionale. Rimango fermo su queste convinzioni.

D: Se doveste ringraziare qualcuno per il suo lavoro di studio o di divulgazione dell’opera di Darger, chi mettereste al primo posto?

Devo rendere omaggio a John MacGregor, che fu il primo a leggere The Realms nella sua interezza. Il suo libro fondamentale del 2002 (4) rimane insuperato per erudizione. Sebbene io abbia fortemente contestato le insinuazioni criminali infondate e irresponsabili di MacGregor e le sue errate ipotesi diagnostiche – che hanno causato danni incalcolabili alla reputazione di Darger – devo al contempo riconoscere la sua meticolosa ricerca sull’arte e sugli scritti di Darger, che si è rivelata indispensabile per il mio lavoro.


Alla fine dell’intervista colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente Michael Bonesteel per i preziosi consigli e i suggerimenti distillati nel corso della realizzazione del mio libro su Darger. 

 

Note al testo:

(1) Henry Darger – Art and Selected Writings, Rizzoli International, New York 2000.

(2) Nel 1911 venne uccisa a Chicago una bambina di cui Darger conservò sempre la fotografia ritagliata da un giornale; il suo morboso attaccamento alla foto, l’inserimento della bambina come personaggio del suo romanzo e altri indizi fecero ipotizzare a MacGregor una sua connessione col delitto. La citazione di Bonesteel è tratta da John MacGregor, Thoughts on the Question, Why Darger?, in The Outsider Vol. 2 #2 Inverno 1998.

(3) Andrea Fiorini, La misteriosa arte di Henry Darger, Edizioni Lindau di imminente pubblicazione: si tratta del primo libro italiano su questo artista.

(4) John MacGregor, Henry Darger – In the Realms of the Unreal, Delano Greenidge Editions, New York 2002

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