L’olio EVO 100% italiano che dà più gusto a benessere, cultura e territorio: la corsa di Redoro
Dalla Valpantena, Daniele Salvagno racconta una visione dell’olio extravergine che va oltre la qualità del prodotto: difendere il Made in Italy, promuovere la Cultura alimentare e il Benessere delle persone, sostenere il territorio. Una filosofia che Redoro porta anche nel mondo della cultura e dello sport, dal sostegno all’Arena di Verona al ciclismo.
Un filo d’olio extravergine può cambiare il gusto di un piatto. Soprattutto se è tutto Made in Italy, con le migliori competenze e tecnologie di produzione. E, ancora meglio, può anche raccontare un territorio, custodire una tradizione agricola, contribuire al Benessere di chi lo consuma e diventare il punto di partenza per promuovere cultura e responsabilità sociale.
È questa la visione che emerge dall’incontro con Daniele Salvagno, presidente di Redoro Frantoi Veneti, durante una visita per la stampa all’azienda di famiglia a Grezzana, nel cuore della Valpantena, sulle colline veronesi a due passi dal Lago di Garda.
Daniele Salvagno, affiancato dal fratello Lorenzo (responsabile della produzione e dell’imbottigliamento), parla dell’olio extravergine d’oliva con la convinzione di chi non lo considera soltanto un prodotto alimentare. Per lui è un patrimonio dell’Italia e di tutto il Made in Italy, fatto di qualità, competenze, tradizioni e cultura del buon vivere. Un patrimonio che merita di essere difeso, ma soprattutto conosciuto e condiviso.

Ed è proprio questa idea a spiegare perché l’attività di Redoro non si esaurisca nel frantoio, ma incontri anche il mondo della cultura, dello sport e delle iniziative a favore della comunità.
Una storia italiana lunga oltre 130 anni
La storia di Redoro comincia nel 1895, quando Regina e Isidoro Salvagno avviano l’attività da cui nascerà il marchio, il cui nome deriva proprio dall’unione dei loro nomi. Da allora sono trascorse quattro generazioni, durante le quali l’impresa ha affiancato alla tradizione olearia lo sviluppo di una struttura produttiva e commerciale capace di raggiungere anche i mercati internazionali, dal Nord Europa fino oltre Oceano Atlantico.
Il filo conduttore è rimasto la scelta dell’origine italiana: tutti gli oli extravergini Redoro sono 100% italiani. Una caratteristica che, nel racconto di Salvagno, non rappresenta semplicemente un elemento di posizionamento commerciale, ma una precisa scelta di identità.
Dietro una bottiglia di extravergine italiano ci sono infatti territori, coltivazioni, competenze agricole e persone. Redoro lavora con una rete di oltre 1.000 olivicoltori, contribuendo a mantenere un legame tra la produzione industriale e il mondo agricolo. Un rapporto che racconta anche il significato economico della tutela del Made in Italy: valorizzare la qualità significa riconoscere il lavoro necessario per produrla e contribuire alla continuità di una filiera nazionale.
L’olio extravergine merita la cultura del vino
Uno degli aspetti più interessanti della conversazione con Salvagno riguarda la necessità di far crescere la cultura dell’olio. Il paragone con il vino è immediato. Negli ultimi decenni i consumatori hanno imparato la cultura del vino, arrivando a comprendere e a distinguere vitigni, denominazioni, territori, profumi e abbinamenti gastronomici. Scegliere un vino significa spesso cercare un’esperienza, oltre che una bevanda. Per l’olio extravergine, invece, questa consapevolezza è ancora meno diffusa.![]()
Eppure le differenze esistono: cultivar, territori di produzione, caratteristiche aromatiche, intensità del fruttato, note amare e piccanti contribuiscono a definire oli diversi, adatti a preparazioni differenti.

L’obiettivo, nella visione di Salvagno, è aiutare le persone a riconoscere il valore dell’extravergine e a scegliere con maggiore consapevolezza, superando una valutazione basata quasi esclusivamente sul prezzo. Una sfida che non riguarda soltanto l’alta ristorazione o le degustazioni specializzate. La cultura dell’olio deve poter arrivare anche alla cucina quotidiana e alle occasioni gastronomiche popolari. Perché un prodotto di qualità diventa davvero patrimonio condiviso quando è conosciuto e apprezzato da un pubblico più ampio.
Il benessere comincia anche dalla tavola
C’è poi una dimensione che riguarda direttamente chi consuma l’olio: il benessere. L’extravergine d’oliva è uno degli alimenti caratteristici della dieta mediterranea. Contiene prevalentemente acidi grassi monoinsaturi e, nell’ambito di un’alimentazione equilibrata, rappresenta una scelta nutrizionale di valore.
Ma nella prospettiva di Salvagno il rapporto tra olio e benessere non si limita alle sue proprietà nutrizionali. C’è anche il piacere di mangiare bene, di conoscere ciò che si porta in tavola, di riconoscere la qualità degli ingredienti e di recuperare un rapporto più consapevole con il cibo. L’olio diventa così un elemento di collegamento tra gusto, alimentazione e qualità della vita.
Una visione che restituisce al consumatore un ruolo centrale: difendere l’extravergine italiano non significa soltanto sostenere una produzione nazionale, ma anche promuovere una cultura alimentare capace di valorizzare il benessere delle persone.
La sostenibilità parte dagli olivicoltori
Il rapporto con il territorio rappresenta un altro elemento fondamentale dell’identità Redoro. La rete di oltre mille coltivatori permette all’azienda di costruire un collegamento tra la propria attività e le diverse aree dell’olivicoltura italiana. Dietro questo rapporto c’è anche una questione di sostenibilità economica e sociale: mantenere vitale una filiera significa contribuire alla continuità delle attività agricole, alla conservazione delle competenze e alla cura dei paesaggi.
La sostenibilità riguarda anche l’utilizzo delle risorse nei processi produttivi. Tra gli aspetti raccontati attorno all’attività aziendale rientrano il recupero dei sottoprodotti della lavorazione delle olive e la valorizzazione delle biomasse a fini energetici.
È un approccio che collega la tradizione agricola all’innovazione e ai principi dell’economia circolare, cercando di ricavare valore anche da ciò che resta dopo la produzione dell’olio. La tutela del Made in Italy assume quindi una dimensione concreta: non soltanto preservare un prodotto, ma contribuire a mantenere le condizioni economiche, ambientali e sociali che ne rendono possibile la produzione.
L’Arena di Verona, quando l’impresa sostiene la cultura
Il rapporto tra Redoro e il territorio non si ferma all’agricoltura. L’azienda è da anni tra i sostenitori di 67 Colonne per l’Arena di Verona, il progetto promosso dalla Fondazione Arena per coinvolgere imprese e professionisti nel sostegno a una delle istituzioni culturali più conosciute della città. È un’iniziativa che unisce partecipazione imprenditoriale e valorizzazione del patrimonio culturale, contribuendo a rafforzare il legame tra le attività economiche e la vita della comunità.
L’Arena rappresenta uno dei simboli di Verona nel mondo, grazie soprattutto alla tradizione del festival lirico. Per un’impresa come Redoro, nata e cresciuta nel territorio veronese, sostenerla significa partecipare alla conservazione e alla promozione di un patrimonio che appartiene alla collettività.
In fondo, il collegamento tra olio e cultura è meno insolito di quanto possa apparire. Entrambi raccontano un’identità italiana costruita nel tempo, attraverso competenze tramandate, attenzione alla qualità e capacità di trasformare una tradizione in un’esperienza contemporanea.
La corsa di Redoro passa anche dal ciclismo
Il titolo di questo articolo potrebbe richiamare soltanto il percorso di crescita di un’impresa familiare. Ma la corsa di Redoro è anche sportiva. Il marchio ha infatti legato la propria presenza al mondo del ciclismo, con iniziative collegate al Giro d’Italia e al Giro d’Italia Women 2026. Il ciclismo è uno sport che attraversa territori, paesaggi e comunità, portando con sé un racconto dell’Italia che va oltre la competizione.

Nel dettaglio, Redoro è stato Prodotto Ufficiale del Giro d’Italia 2026. Durante la Corsa Rosa una bottiglia di olio extravergine Redoro è stata consegnata quotidianamente al corridore più combattivo. L’azienda è stata inoltre Top Sponsor del Giro d’Italia Women e sponsor della Maglia Bianca. Nel mese di settembre la presenza nel ciclismo si è ulteriormente ampliata. Redoro è stata al fianco del Memorial Marco Pantani e della grande settimana del ciclismo giovanile di Borgo Valsugana, aperta dalla 28ª Coppetta d’Oro e proseguita con la 26ª Coppa Rosa, la 19ª Coppa di Sera e la 58ª Coppa d’Oro. E non finisce qua. Dal 16 al 20 settembre 2026 Redoro ha inoltre varcato i confini nazionali partecipando all’Okolo Slovenska – Giro di Slovacchia, storica corsa a tappe internazionale
Per Redoro lo sport rappresenta quindi un contesto coerente con la volontà di promuovere l’origine italiana del prodotto e il rapporto tra alimentazione, movimento e benessere. C’è inoltre una dimensione sociale: lo sport è un linguaggio accessibile, capace di coinvolgere generazioni differenti e di diffondere valori come impegno, costanza e partecipazione. In questo senso, il legame con il ciclismo, con grande attenzione anche a quello femminile, contribuisce ad ampliare il racconto dell’olio extravergine, portandolo fuori dai contesti esclusivamente gastronomici.
Dall’olio al vino, fino all’esperienza del territorio
L’identità della famiglia Salvagno si esprime anche attraverso l’accoglienza e la gastronomia. Le attività legate alla ristorazione e all’ospitalità, tra cui la Locanda dell’Oleificio e la Trattoria La Torre a Mezzane di Sotto, permettono di collegare la conoscenza dell’olio all’esperienza diretta della cucina e del territorio.
Accanto all’extravergine trova spazio anche il vino, altra espressione della cultura agricola e gastronomica italiana. È un incontro naturale tra prodotti che condividono il rapporto con la terra, la varietà delle produzioni e la possibilità di raccontare un luogo attraverso i suoi sapori. La dimensione esperienziale diventa così un ulteriore modo per promuovere il Made in Italy: non soltanto acquistare un prodotto, ma comprenderne le origini, conoscerne gli utilizzi e scoprire il contesto nel quale nasce.
Il Made in Italy come patrimonio da condividere
Dalla visita a Redoro e dalla conversazione con Daniele Salvagno emerge un’idea precisa: il valore dell’olio extravergine 100% italiano non si misura soltanto attraverso le sue caratteristiche organolettiche o il suo successo commerciale. Comprende il lavoro degli olivicoltori, la conservazione delle competenze, la qualità dell’alimentazione, il benessere delle persone e il rapporto dell’impresa con la comunità.
Da qui si sviluppano anche gli impegni nella cultura, nello sport e nella valorizzazione del territorio. È una visione nella quale la responsabilità sociale non appare separata dall’attività aziendale, ma nasce dalla volontà di condividere il valore di ciò che si produce.
