Arte&Vino, così Giorgia Lucchi Boccanera fa dialogare arte emergente e Lugana

A Milano, alla Galleria Boccanera, da anni dedicata alla ricerca e agli artisti emergenti, la mostra Smell, baby di Davide Quartucci diventa l’occasione per sperimentare un nuovo dialogo tra linguaggi: tre opere incontrano tre diverse espressioni del Lugana, aggiungendo una dimensione sensoriale all’esperienza dell’arte.
Una galleria per far crescere gli artisti
Scoprire un artista quando il suo percorso è ancora in costruzione, accompagnarne la ricerca e creare le condizioni perché possa sperimentare. È una delle sfide che Giorgia Lucchi Boccanera porta avanti dal 2007, quando ha aperto a Trento Boccanera Gallery come spazio dedicato alla ricerca e al sostegno degli artisti emergenti nei diversi linguaggi dell’arte contemporanea.
Una scelta proseguita negli anni anche attraverso gli spazi. Nel 2016 la sede trentina si è trasferita in un capannone industriale di circa 300 metri quadrati, pensato per lasciare agli artisti maggiore libertà nelle soluzioni installative. Nello stesso anno Boccanera ha aperto una seconda sede a Milano, in via Ventura 6 , a Lambrate, successivamente ampliata con una project room. La galleria ha inoltre portato i propri artisti nelle fiere internazionali e sviluppato collaborazioni con istituzioni pubbliche, fondazioni e curatori indipendenti.
La ricerca di nuovi talenti non rappresenta quindi soltanto una scelta espositiva, ma una parte dell’identità costruita dalla galleria nel tempo. Già nei suoi primi anni di attività, il progetto veniva descritto come nato dal desiderio di scoprire artisti da sostenere e vedere crescere, accompagnandoli verso ricerche di maggiore complessità.
Davide Quartucci, una scommessa che continua
È in questa prospettiva che si inserisce Smell, baby, la personale di Davide Quartucci aperta nella sede milanese fino al 7 novembre. Nato a Senigallia nel 2000, Quartucci appartiene a quella nuova generazione sulla quale Boccanera continua a investire. E il rapporto con la galleria non nasce con questa esposizione: l’artista era già stato presentato nella Project Room di Trento nel 2023. Smell, baby è la sua seconda personale con Boccanera e prosegue quindi un percorso iniziato tre anni fa.
La mostra riunisce lavori inediti tra dipinti a olio, disegni e un intervento installativo. Nella ricerca dell’artista umano, animale e vegetale si contaminano continuamente. Anche il titolo Smell, baby rimanda all’olfatto e alla memoria corporea, invitando il visitatore ad abbandonare una contemplazione esclusivamente distaccata dell’opera per recuperare una relazione più immediata e sensoriale.
Quando il vino aggiunge una lettura all’opera
È proprio questa dimensione ad aver aperto una strada apparentemente distante dall’arte contemporanea: quella del vino. In occasione dell’opening della mostra, Boccanera Gallery e il Consorzio Tutela Lugana DOC hanno infatti costruito tre accostamenti col Lugana: Effluvio, del 2026, con il Lugana DDOC; I Pulcini miei, sempre del 2026, con il Lugana Spumante; e i Disegni del 2026 con il Lugana Riserva.
L’aspetto interessante, però, non sta semplicemente nell’aver portato dei calici all’interno di una galleria. È il tentativo di capire se profumi, sapori e percezioni provenienti da un altro mondo possano aggiungere qualcosa all’esperienza dell’opera.
«Ho accolto con particolare curiosità la proposta del Consorzio Tutela Lugana DOC di mettere in relazione alcune opere con tre diverse espressioni del Lugana. Mi interessava osservare quali corrispondenze potessero emergere e quali elementi della ricerca di Davide potessero essere restituiti attraverso uno sguardo proveniente da un mondo apparentemente lontano, come quello del vino», spiega Giorgia Lucchi Boccanera.

Il confine che pone la gallerista è però preciso: «Il risultato non vuole spiegare le opere né trasformarle in un pretesto per una degustazione, ma aggiungere un ulteriore livello alla loro lettura e invitare il pubblico a lasciarsi sorprendere dalle connessioni che possono nascere tra linguaggi diversi. È proprio questa possibilità di far diventare la collaborazione parte dell’esperienza della mostra, e non semplice hospitality, che ho trovato particolarmente interessante».
La galleria come luogo di connessioni
L’esperimento con il Lugana si inserisce in realtà in una concezione più ampia della funzione della galleria che Giorgia Lucchi Boccanera ha già sperimentato in passato. Nel 2023, in occasione dei primi sedici anni di attività, Boccanera Gallery aveva organizzato a Milano Art as experience, mettendo l’arte in relazione con diritto, letteratura e società civile. In quell’occasione la gallerista spiegava di voler creare una comunità di persone interessate alla Cultura e immaginava la galleria come luogo informale capace di raggiungere un pubblico più ampio attraverso l’incontro e il confronto tra discipline differenti.
Il vino diventa così un altro possibile linguaggio con cui sperimentare questa apertura.
«L’arte contemporanea ci offre la possibilità di guardare al vino da una prospettiva diversa, non solo per ciò che esprime nel bicchiere, ma per tutto ciò che è capace di evocare», afferma Edoardo Peduto, direttore del Consorzio Tutela Lugana Doc. «Crediamo infatti nell’idea che un’opera e un vino possano incontrarsi ed entrambi possano suggerire, evocare appunto e lasciare una traccia che non è necessariamente immediata o razionale».
Il punto di incontro con Smell, baby diventa allora soprattutto sensoriale: da una parte una ricerca artistica costruita attorno al corpo, alla natura, alla memoria e all’olfatto; dall’altra un vino che utilizza profumi, gusto e percezioni per raccontare una materia e un territorio.
Scommettere oggi sull’arte di domani
Dietro i tre abbinamenti rimane però una questione più ampia: che cosa significa oggi investire professionalmente sull’arte emergente? Nel caso di Boccanera significa innanzitutto tempo. Individuare un artista, offrirgli uno spazio, seguirne l’evoluzione, presentarlo nuovamente a distanza di anni e provare nel frattempo a costruire intorno al suo lavoro occasioni di confronto con pubblici differenti. Quartucci, passato dalla Project Room di Trento del 2023 alla personale milanese del 2026, offre un esempio concreto di questo percorso. Ma l’esperimento con il Lugana suggerisce anche un’altra direzione. Avvicinare mondi differenti può essere un modo per ampliare l’esperienza dell’arte senza cambiarne il significato e, soprattutto, senza ridurla a cornice di qualcos’altro.
È probabilmente qui che arte e vino trovano il loro punto d’incontro più interessante: non nella ricerca forzata di equivalenze tra un’opera e un calice, ma nella possibilità che sensazioni provenienti da linguaggi diversi aiutino a guardare – e magari anche a sentire – qualcosa che prima non avevamo percepito.







