Libri di finanza: quanto contano davvero per trader e investitori

I dati dicono che la maggior parte dei trader retail perde denaro e che chi ha più competenze ottiene risultati migliori. Che ruolo hanno i libri di finanza?

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Ogni anno migliaia di italiani aprono un conto di Trading online. Molti imparano da tutorial, gruppi Telegram e video brevi. Pochi partono dai libri di Finanza. La domanda è semplice: studiare i mercati su un libro cambia davvero il modo di operare? La risposta della ricerca è più sfumata di quanto vorrebbe chi scrive libri. Ma indica una direzione chiara.

Prima dei libri di Finanza, i numeri: la maggior parte dei trader perde

I dati sul trading retail sono impietosi, e lo sono in ogni mercato studiato. In Europa l’ESMA, l’autorità europea di vigilanza sui mercati, ha rilevato che tra il 74% e l’89% dei conti retail che operano in CFD perde denaro. Da questo dato è nato l’obbligo, per i broker, di mostrarlo in ogni comunicazione.

In Brasile, Chague, De-Losso e Giovannetti hanno seguito chi ha fatto day trading sui futures per più di 300 sedute. Il 97% ha perso denaro. Solo l’1,1% ha guadagnato più del salario minimo. A Taiwan, Barber, Lee, Liu, Odean e Zhang stimano che il 97% dei day trader sia destinato a perdere anche in futuro.

Eppure chi ha una storia di perdite genera il 74% dei volumi: si continua a operare senza imparare dai risultati. Il problema, quindi, non è l’accesso ai mercati. È il modo in cui ci si arriva.

Libri di finanza e competenze: cosa dice la ricerca

Chi conosce meglio la finanza investe in modo diverso, e mediamente meglio. In Olanda, van Rooij, Lusardi e Alessie hanno misurato le conoscenze finanziarie di migliaia di famiglie. Chi ha competenze basse ha una probabilità significativamente minore di investire in azioni. La conoscenza, quindi, decide prima di tutto se si entra nei mercati.

In Francia, Milo Bianchi ha incrociato i portafogli reali dei clienti di un grande gruppo finanziario con un test di alfabetizzazione. A parità di rischio, le famiglie più preparate guadagnano circa 0,4 punti percentuali l’anno in più, su un rendimento medio intorno al 4%. Non perché scelgano titoli miracolosi: adattano l’esposizione al rischio, ribilanciano con più regolarità e vendono meglio di quanto comprino.

In Italia il punto di partenza è basso. Nell’indagine 2023 della Banca d’Italia, condotta con la metodologia OCSE, gli adulti ottengono 10,7 punti su 20. Le conoscenze in senso stretto sono addirittura scese: da 3,9 a 3,7 su 7 rispetto al 2020. Non a caso l’educazione finanziaria è diventata un tema centrale anche per i più giovani.

Libri di finanza o finfluencer: due modi diversi di imparare

Oggi la formazione finanziaria passa sempre più dai social. Il problema è che popolarità e competenza non vanno insieme.

Uno studio di Kakhbod, Kazempour, Livdan e Schürhoff ha analizzato i consigli dei finfluencer su una piattaforma social dedicata al trading. Solo il 28% è risultato davvero capace, con rendimenti anomali positivi di circa il 2,6% al mese. Il 56% è “anti-skilled”: seguire le sue indicazioni produce rendimenti anomali negativi di circa il 2,3% al mese. E proprio questi ultimi hanno più follower e più influenza sulle scelte dei piccoli investitori.

Un libro non è immune da errori. Ma ha caratteristiche che un video breve non ha: un autore che firma il proprio metodo, un editore che lo seleziona, uno spazio sufficiente per spiegare le condizioni in cui una strategia funziona e quelle in cui smette di funzionare.

Cosa danno davvero i libri di finanza a chi opera sui mercati

I dati sulle perdite e quelli sulle competenze indicano dove una buona lettura può incidere.

  • Un metodo, non un segnale. Un libro spiega perché si entra e perché si esce. Chi copia un’operazione non sa cosa fare quando il mercato cambia.
  • La gestione del rischio. Dimensione delle posizioni, stop loss, diversificazione: sono i capitoli meno spettacolari e i più utili. Sono anche quelli che i contenuti brevi tendono a saltare.
  • La psicologia. Lo studio di Taiwan mostra trader che continuano a operare nonostante le perdite. Riconoscere l’eccesso di fiducia è il primo passo per correggerlo.
  • La verifica. Un buon testo mette le strategie alla prova dei dati storici e ne dichiara i limiti. Insegna a diffidare delle promesse di rendimenti facili.
  • La disciplina della lettura. Leggere duecento pagine richiede tempo e attenzione: le stesse qualità che servono per operare con metodo.

I limiti: cosa la ricerca non dimostra

Serve onestà su un punto. Non esistono studi solidi che misurino l’effetto della lettura, in quanto tale, sui risultati di trading.

La ricerca misura le competenze finanziarie, non da dove vengono. E le competenze si possono acquisire anche con corsi, esperienza o buoni maestri. Inoltre chi legge saggi di finanza è probabilmente già più motivato e preparato della media: separare l’effetto del libro da quello della persona è difficile.

Nemmeno un libro trasforma un trader perdente in uno vincente. Lo studio brasiliano riguarda persone che operavano da anni: l’esperienza, da sola, non bastava. Ciò che i dati suggeriscono è più modesto e più utile: chi capisce cosa sta facendo rischia meno di sbagliare in modo sistematico.

I libri di finanza protagonisti all’Investing Book Forum

Di questi temi si parlerà venerdì 27 novembre a Milano, all’Investing Book Forum: l’unico evento italiano dedicato ai libri di finanza, trading, analisi tecnica e investimento.

Venticinque autori e sei editori si confronteranno in Cross Talk e focus tematici su intelligenza artificiale, ETF e classici dell’analisi tecnica. In programma anche il Premio “Michele Maggi”, il Premio “Pier Paolo Soldaini”, lo spettacolo TeatroFinanza e i firmacopie.

L’appuntamento è a Milano, presso l’Auditorium Banco BPM, in via Massaua 6, dalle 9:00 alle 18:00. L’evento è organizzato da Mediosfera in collaborazione con Webank e Banca Akros, con il patrocinio di SIAT e il supporto di LeverageShares e WisdomTree.

Ingresso gratuito con registrazione obbligatoria: registrati sul sito dell’Investing Book Forum

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