Arte, agricoltura e creatività: la famiglia Gigli Cervi racconta il Trasimeno con Amar’Ó
Dalle foglie d’olivo agli acquerelli, dalle botaniche della Tenuta del Pischiello alle collaborazioni con artisti e artigiani. Il nuovo amaro della famiglia Gigli Cervi diventa un’occasione per raccontare un progetto in cui natura, impresa agricola e creatività si incontrano sulle sponde del lago Trasimeno.
Un amaro può raccontare un territorio anche attraverso l’arte? La risposta arriva dall’Umbria, più precisamente dall’Antica Tenuta del Pischiello, a Passignano sul Trasimeno, dove la famiglia Gigli Cervi ha scelto di trasformare il paesaggio, la biodiversità e le proprie passioni in un progetto che mette in dialogo agricoltura e creatività.
L’occasione per conoscere questa realtà è stata la presentazione di Amar’Ó, il nuovo amaro artigianale dell’Azienda Agricola Conti Gigli Cervi. Ma, al di là del prodotto, a emergere è soprattutto una storia di persone, di sensibilità artistica e di legame con la terra.
A partire da Isabelle Gigli Cervi, i cui acquerelli danno forma a un racconto visivo che accompagna l’amaro e ne esprime l’identità. Un esempio di come l’arte possa diventare parte integrante di un progetto imprenditoriale, anziché limitarsi a decorarne il risultato finale.
La Tenuta del Pischiello, dove la natura ispira l’impresa
L’Azienda Agricola Conti Gigli Cervi comprende due proprietà in Umbria: l’Antica Tenuta La Torraccia, che si estende per una decina di ettari sul colle prospiciente il monte Canneto, e l’Antica Tenuta del Pischiello, circa cinque ettari sulle colline che degradano verso il lago Trasimeno, alle spalle di Passignano, raggiungibile attraverso un suggestivo viale di cipressi, secondo solo a quello di Bolgheri cantato dal Carducci.
È proprio all’Antica Tenuta del Pischiello che nasce Amar’Ó, tra le botaniche e gli ulivi secolari che caratterizzano la proprietà. Un ambiente naturale che ispira non soltanto la ricetta dell’amaro, ma anche il progetto artistico attraverso il quale la famiglia Gigli Cervi racconta il paesaggio e la biodiversità del Trasimeno. È da questo ambiente che nasce l’identità produttiva dell’azienda agricola, impegnata nella realizzazione di olio extravergine d’oliva e, più recentemente, nella produzione di distillati e liquori artigianali.
Dopo Gin’Ó, un London Dry Gin, la famiglia ha infatti sviluppato Amar’Ó, scegliendo ancora una volta di partire dalle risorse botaniche della proprietà. La produzione segue la stagionalità delle piante e la disponibilità delle materie prime, con quantitativi che possono variare da un anno all’altro. L’amaro viene realizzato in piccoli lotti da 100 litri, per consentire una lavorazione attenta alle caratteristiche dei singoli ingredienti. Un approccio che collega il prodotto ai ritmi dell’agricoltura e attribuisce alla biodiversità un ruolo concreto, non soltanto narrativo.
Le foglie d’olivo, elemento distintivo della ricetta, si accompagnano a limone, arancia, bergamotto, salvia, melissa, camomilla, genziana e bardana. Nove componenti botaniche provenienti dalla Tenuta, che restituiscono attraverso profumi e sapori una rappresentazione del suo ambiente naturale.
Isabelle Gigli Cervi, quando gli acquerelli raccontano un luogo
La dimensione artistica del progetto prende forma soprattutto attraverso il lavoro di Isabelle Gigli Cervi. Per l’etichetta di Amar’Ó ha realizzato alcuni acquerelli dedicati a tre animali che fanno parte dell’immaginario quotidiano della Tenuta: una lepre, un fagiano e un levriero. Non si tratta di figure scelte casualmente per rendere più attraente una confezione. Sono presenze legate alla vita della proprietà, attraverso le quali il paesaggio diventa un racconto personale e familiare.
La grafica della bottiglia richiama inoltre il lago Trasimeno attraverso una particolare soluzione visiva: la lettera “Ó”, elemento distintivo del marchio, diventa una sorta di oblò che apre idealmente lo sguardo sul panorama osservabile dall’uliveto. Anche il nome partecipa a questo gioco creativo. Amar’Ó prosegue infatti il percorso avviato con Gin’Ó, utilizzando la “Ó” come richiamo a una forma arcaizzante della lingua italiana e all’espressione “ho l’amaro”. Il risultato è un’identità visiva nella quale illustrazione, linguaggio e paesaggio contribuiscono a raccontare le origini del prodotto.
Il dialogo con Silvia Molinari tra arte e botanica
Il progetto artistico si arricchisce con il contributo di Silvia Molinari, pittrice rappresentata dalla galleria milanese Salamon Fine Art. All’artista è stata affidata l’interpretazione delle nove botaniche utilizzate per Amar’Ó, attraverso altrettante tavole ispirate agli antichi erbari e ai taccuini di osservazione naturalistica.
Le illustrazioni sono concepite come parti di una composizione unitaria, collegate da un piccolo segno a china che crea continuità tra le immagini. Una decima tavola, dedicata alla bottiglia, completa la serie. Sul retro delle cartoline tornano anche gli animali della Tenuta, reinterpretati a china dalla stessa artista. È un incontro interessante tra due modi di osservare la natura: quello agricolo, che ne conosce i cicli e le caratteristiche produttive, e quello artistico, che ne interpreta forme, dettagli e suggestioni.
La collaborazione mostra come la biodiversità possa diventare anche materia di ricerca estetica, trasformando elementi vegetali e animali in un linguaggio capace di comunicare l’identità di un luogo.
Dalle illustrazioni agli oggetti: la creatività coinvolge l’artigianato
Il racconto della Tenuta non si ferma alla bottiglia. Le tavole botaniche di Silvia Molinari sono raccolte in un astuccio chiuso a mano con ceralacca, richiamando la tradizione delle lettere sigillate. Ad accompagnarle è una matita personalizzata realizzata con Bonvini1909, storica cartoleria e tipografia milanese. Un dettaglio che invita a riscoprire il piacere della scrittura a mano e di quei piccoli gesti quotidiani ai quali spesso si dedica sempre meno tempo.
Dagli acquerelli di Isabelle Gigli Cervi nasce inoltre una collezione di piatti e decorazioni natalizie sviluppata in collaborazione con Este Ceramiche, manifattura storica italiana. Le immagini si trasferiscono così dalla carta alla ceramica, diventando oggetti destinati alla casa e alla vita quotidiana.
Attraverso queste collaborazioni, il progetto agricolo incontra competenze artistiche e artigianali differenti, creando occasioni di dialogo tra mondi produttivi che raramente vengono raccontati insieme.
Un amaro come espressione di un progetto più ampio
Amar’Ó rappresenta quindi qualcosa di più del nuovo prodotto dell’Azienda Agricola Conti Gigli Cervi. È un esempio di come un’impresa agricola possa valorizzare le proprie risorse naturali e culturali attraverso percorsi che affiancano alla produzione alimentare la creatività, l’arte e l’artigianato.
La Tenuta del Pischiello diventa il punto di incontro di queste esperienze: un luogo nel quale l’uliveto secolare non è soltanto una risorsa agricola, ma anche un elemento del paesaggio capace di ispirare nuove idee. La scelta di coinvolgere artisti e manifatture esterne amplia ulteriormente il progetto, trasformando il prodotto in un’occasione di collaborazione e di valorizzazione di competenze diverse. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante della storia della famiglia Gigli Cervi: la capacità di utilizzare un prodotto per raccontare le persone, la natura e la Cultura che lo hanno reso possibile.
