INTERVISTA ESCLUSIVA – Mary Trent presenta la nuova mostra americana su Henry Darger

Mary Trent

Mary Trent è una storica dell’arte e docente statunitense tra le studiose che più hanno contribuito, negli ultimi due decenni, a ridefinire la lettura critica di Henry Darger. Il suo lavoro si colloca in un momento di svolta negli studi sull’artista: qu

Mary Trent, critica, docente universitaria e storica dell’arte

ello in cui Darger smette di essere interpretato quasi esclusivamente attraverso categorie psicopatologiche per essere restituito come autore consapevole, profondamente immerso nella Cultura visiva americana del suo tempo.

Un passaggio decisivo è rappresentato dal saggio Many Stirring Scenes: Henry Darger’s Reworking of American Visual Culture (2012), oggi considerato un riferimento imprescindibile per la conoscenza dell’opera di Henry Darger. In questo testo, Trent ha dimostrato come l’immaginario di Darger non sia nato da un isolamento radicale, ma da un uso sofisticato di materiali popolari — ritagli di giornale, fumetti, libri illustrati — rielaborati in una visione personale che ha intrecciato trauma biografico e Cultura di massa.

Negli anni successivi Trent ha poi progressivamente integrato il suo lavoro sull’artista all’interno di ricerche più ampie sulla cultura visiva, la marginalità e l’identità, evidenziando l’originalità del suo approccio: non solo studiare Darger, ma usare Darger per leggere il Novecento.

Tra i suoi interventi importanti ricordiamo per esempio Henry Darger and the Unruly Paper Dollhouse Scrapbook (in Phallacies: Historical Intersections of Disability and Masculinity, curato da Kathleen M. Brian e James

La copertina della rivista American Art (vol 26, n° 1, 2012) in cui è pubblicato il saggio di Mary Trent “Many Stirring Scenes”

W. Trent, Jr., Oxford University Press, 2017) e Diverse Voices in Photographic Albums: “These Are Our Stories.” (curato con Kris Belden-Adams, Routledge 2022).

Ne emerge il profilo di una studiosa che ha inciso in profondità non solo sulla comprensione di Darger, ma sul modo stesso in cui l’opera viene oggi collocata: non più ai margini, ma dentro la storia culturale del Novecento — e dentro una rete di questioni che continuano a interrogare il presente.

Parallelamente, Mary Trent ha affiancato alla ricerca teorica un’intensa attività curatoriale e collaborativa con istituzioni chiave per lo studio dell’outsider art, in particolare l’Intuit Art Museum di Chicago, che conserva il nucleo più importante delle opere e degli archivi dargeriani. Questo lavoro confluisce oggi nella curatela della mostra Cutting and Pasting a World: The Paper Craft of Henry Darger (2026–2027).

Proprio in occasione della presentazione della nuova mostra che coinvolge l’opera di Henry Darger ho chiesto a Mary di raccontarci il suo lavoro e la sua visione di questo incredibile artista.


D: Quando hai incontrato per la prima volta l’opera di Henry Darger e cosa ti ha colpito maggiormente? Il tuo primo incontro è avvenuto con i testi e il romanzo oppure con le sue opere grafiche?

Ho conosciuto il lavoro di Darger durante il mio ultimo anno di studi universitari in Storia dell’Arte all’Università di Chicago. Due cose mi hanno colpito in particolare.
Innanzitutto, le opere visive sono pezzi unici, dotati di uno stile e di un tema di grande originalità. Riprendono molti stereotipi banali della cultura pop americana di metà secolo, che ritraevano la famiglia nucleare e i suoi figli carini e omogenei, pur essendo al contempo radicalmente bizzarre nella loro rappresentazione delle violente minacce che incombono su questi ideali di infanzia conformista e stabilità domestica.
In secondo luogo, mi ha incuriosito la storia di un orfano, precedentemente istituzionalizzato, indigente e con un’istruzione limitata, che con grande creatività e ingegno ha perseverato per decenni nel visualizzare le proprie riflessioni immaginative sulle ipocrisie della società in cui viveva.

 

D: Molti artisti e studiosi affermano di aver avuto una sorta di “illuminazione” alla vista delle opere grafiche di Darger: è successo anche a te? Nel tuo caso, qual è stata la chiave per comprendere il suo lavoro?

Credo che una delle differenze più evidenti nell’ammirare le opere dal vivo sia proprio la loro dimensione. Vedere delle riproduzioni in un libro o sullo schermo di un computer non è paragonabile all’esperienza di trovarsi di fronte a un’opera bifacciale lunga tre metri. Darger doveva essere consapevole di aver creato immagini di importanza monumentale, pur avendole tenute nascoste durante la sua vita. Ogni opera è ricca di dettagli, e vederle di persona permette di osservarle con calma, notando tutte le diverse sfumature.

 

D: Potresti descriverci brevemente come è iniziato e si è sviluppato il tuo lavoro di critica sull’opera di Darger?

Ho iniziato a lavorare su Darger mentre completavo la mia laurea magistrale e il dottorato, e sono stata molto fortunata ad avere molti sostenitori lungo il percorso che mi hanno permesso di accedere al suo lavoro. L’American Folk Art Museum di New York, sotto la direzione della curatrice Brooke Davis Anderson, mi ha generosamente supportato con una borsa di studio.
Questo mi ha permesso di studiare la loro ampia collezione di opere e materiali di riferimento di Darger, che si è rivelata preziosa per la mia ricerca volta a collegare le opere d’arte di Darger ai temi presenti nelle riviste a cui si rivolgeva a metà del secolo scorso. Anderson mi ha anche facilitato l’accesso a collezionisti privati e galleristi che possedevano opere di Darger e che gentilmente mi hanno permesso di studiare i loro pezzi per la mia ricerca.
L’Intuit Art Museum di Chicago mi ha concesso l’accesso alla sua collezione di materiali di riferimento relativi alla Henry Darger Room and Study Center, inclusi i microfilm degli scritti di Darger, che mi hanno aiutato a raccogliere preziose prove di fonti primarie a sostegno delle mie affermazioni.
Kiyoko Lerner*, infine, mi ha offerto un grande supporto e mi ha permesso di studiare la sua collezione privata di materiali su Darger, condividendo con me i suoi ricordi di Darger. Avendo avuto accesso diretto a così tante opere e materiali di riferimento nel corso degli anni, sono riuscito a comprendere la vastità della creatività di Darger e la gamma dei suoi temi e delle sue influenze.

 

D: La mostra di Henry Darger Cutting and Pasting a World: The Paper Craft of Henry Darger si svolge presso l’Intuit Art Museum di Chicago da 22 aprile 2026 al 31 gennaio 2027. Qual è stato il tuo contributo?

Sono la curatrice di questa mostra, che si basa sulla mia ricerca. L’esposizione presenta esempi dell’arte di Darger e dei materiali di riferimento, nonché manufatti artigianali americani realizzati da bambini tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Si sostiene che lo stile di Darger sia stato influenzato da un’attività artigianale popolare tra i bambini americani nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
Quando Darger era bambino, molti bambini americani venivano incoraggiati a creare le proprie bambole di carta e a costruire case per esse, utilizzando album vuoti. Questa attività era promossa dai riformatori sociali che speravano di influenzare i nuovi immigrati urbani ad adottare i valori e il “gusto” domestico della classe media americana. Probabilmente esposto a queste pratiche all’interno delle istituzioni di assistenza sociale durante l’infanzia, Darger le ha infine sovvertite nelle opere d’arte realizzate da adulto, trasformando i lavoretti domestici decorativi in rappresentazioni dell’infanzia americana come vulnerabile, caotica e disordinata.

 

D: Nei tuoi studi hai messo in evidenza il ruolo di materiali come bambole di carta, ritagli e album di ritagli. Quanto è importante comprendere queste pratiche per comprendere l’arte di Henry Darger?

È fondamentale. Il progetto di una vita di Darger affronta le esperienze dei bambini che vivevano sotto la costante minaccia di una società malvagia che li abusava. Invece di affidarsi principalmente a materiali e metodi delle belle arti, traeva ispirazione dalle tradizioni della cultura visiva domestica, come gli album di ritagli, e le sue fonti erano elementi della cultura visiva consumati principalmente in casa, come le riviste Life, Better Home & Gardens e Child Life, e libri economici e materiali per il fai da te spesso realizzati per bambini.
Non si considerava in dialogo con i grandi artisti del suo tempo. Credo che si vedesse piuttosto come uno che usava i materiali che lo circondavano per contrastare le false narrazioni della cultura visiva dominante del suo tempo e la sua rappresentazione idealizzata, commercializzata e omogenea della casa americana e dei suoi abitanti.

 

D: Darger viene spesso descritto come un artista solitario e isolato. Tuttavia, le tue ricerche sembrano suggerire una forte connessione con la cultura visiva del suo tempo. Qual è secondo te il modo giusto di interpretare questi due aspetti apparentemente contrastanti?

Darger viveva e lavorava nel cuore di una grande città ed era un lettore vorace. Mangiava in una mensa locale, andava a messa, lavorava in un ospedale molto frequentato e conosceva i suoi vicini. Quindi, non è del tutto corretto affermare che vivesse una vita isolata, poiché era una presenza attiva nella sua comunità. L’aspetto isolato della sua vita consisteva nel fatto che viveva da solo e non condivideva il suo lavoro con gli altri.

 

D: Hai collegato alcune delle pratiche di Darger alle attività manuali comuni negli istituti scolastici e assistenziali all’inizio del XX secolo. Cosa ci dice questo sul contesto sociale in cui è nato e in cui è cresciuto?

Le istituzioni statali e di beneficenza che lo ospitarono da bambino furono aperte con le migliori intenzioni. I riformatori dell’epoca si trovarono ad affrontare un grande afflusso di immigrati e lavoratori urbani e volevano rispondere ai bisogni di queste comunità, tra cui la formazione di bambini e persone con disabilità in competenze che potessero accrescere la loro indipendenza e la capacità di inserirsi nel mondo del lavoro.
Tuttavia, i metodi non sempre si rivelarono efficaci come previsto e alcune istituzioni furono in seguito criticate per abusi. Essendo stato internato in più di una di queste istituzioni, a Darger furono insegnate competenze concepite per rieducarlo. Dopo essere fuggito da questi istituti, utilizzò alcune di queste competenze per creare opere d’arte che smascheravano l’ipocrisia che si celava dietro le motivazioni di riforma sociale di tali istituzioni.

 

D: Molti critici interpretano l’opera di Darger come una fantasia personale o autobiografica. Tu, invece, tendi a collocarla in un contesto culturale più ampio. Qual è il rischio – se esiste – di interpretarla esclusivamente da un punto di vista psicologico?

Interpretare l’arte di Darger semplicemente come la bizzarria di una mente eccentrica significa sottovalutarne l’importanza. La sua opera è un ampio commento su come l’intolleranza sociale nei confronti dei bambini non conformi (in particolare, quelli che non si conformano alle norme di genere o che non sono neurotipici) abbia permesso che orribili violenze e ingiustizie venissero perpetrate ai loro danni.

 

D: In molti casi l’arte può essere considerata una sorta di autoterapia: potrebbe essere questa anche la chiave per comprendere gli scritti di Darger e le sue opere grafiche?

Non credo che l’arte di Darger debba essere intesa in modo più terapeutico rispetto all’arte figurativa di qualsiasi altro artista. Per chiunque dedichi la propria vita alla creazione artistica visiva, a un determinato livello l’identità e l’espressione personale saranno inevitabilmente legate all’opera.
Credo che il motivo per cui l’arte di Darger e di altri artisti autodidatti venga spesso interpretata attraverso la lente della terapia sia semplicemente perché questi artisti si sono formati da soli e quindi non collocano il loro lavoro nei dibattiti e nelle conversazioni correnti delle scuole d’arte e delle istituzioni artistiche.
Pertanto, coloro che desiderano interpretare il loro lavoro finiscono spesso per basarsi in gran parte sulla biografia dell’artista. Poiché molti artisti autodidatti provengono da contesti svantaggiati, una lettura esterna di quella biografia può spesso finire per enfatizzare le difficoltà affrontate dall’artista e quindi per psicologizzarlo in modi che non si sarebbero verificati se l’artista fosse stato più privilegiato e avesse avuto credenziali istituzionali.
È quindi importante evitare di semplificare il lavoro di un artista emarginato riducendolo a una semplice forma di autoterapia, poiché ciò rischierebbe di non cogliere il significato più profondo della sua opera.

 

D: Perché ancora oggi, a più di cinquant’anni dalla sua morte, Darger continua ad affascinare il pubblico contemporaneo?

Credo che l’arte di Darger riesca a entrare in sintonia con coloro che, in un modo o nell’altro, si sono sentiti degli outsider. La sua incrollabile e inesauribile determinazione nel lasciare il segno nel mondo, pur con mezzi molto limitati, è considerata eroica da molti dei suoi fan. E, nonostante la grande quantità di materiale che ci ha lasciato, rimane un mistero sotto molti aspetti.

 

D: C’è un’opera o un documento che ha cambiato il tuo modo di vedere l’opera di Darger?

Sì, vedere le copertine dei suoi album e reimmaginare tutte le sue opere come erano un tempo, pagine di album giganti, ha completamente riorientato la mia comprensione di come queste opere funzionassero per lui.

 

D: Dopo decenni di ricerca, quali sono ancora i quesiti aperti sull’opera di Darger? Troveranno tutti una risposta? Quale direzione pensate che prenderanno gli studi della prossima generazione su questo artista?

Sono entusiasta di vedere come la digitalizzazione ricercabile delle fonti primarie e l’intelligenza artificiale possano essere applicate per contribuire a risolvere interrogativi sull’arte di Darger e sulle sue influenze.
Per esempio, il ricercatore Danny Fain ha raccolto numerosi nuovi esempi di passaggi negli scritti di Darger copiati direttamente o solo leggermente modificati da fonti a stampa preesistenti e questa ricerca in corso non farà altro che sottolineare ulteriormente quanto il mondo “fantasy” di Darger fosse radicato nella cultura che lo circondava e come commentasse e criticasse tale cultura.

 

*Moglie dello scopritore di Darger, Nathan Lerner e per decenni promotrice dell’opera di Darger (NdR).

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Leggi tutti li articoli e le interviste nella sezione Progetto Darger dedicata all’artista Henry Darger

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